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Francesco Netti

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Francesco NettiA Santeramo un paese di circa 6.500 abitanti del “Regno delle due Sicilie” mentre governava il re Ferdinando II nasceva il 24 dicembre del 1832 Francesco Saverio Netti, primogenito del ricco proprietario terriero Nicola Netti (1798-1899) sposato con Vitale Giuseppina Maria (1806-1869) di Conversano.
Una lapide apposta nel 1944 sul frontespizio del palazzo Netti ubicato sull’attuale via S. Eligio, mentre era sindaco Leonardo Natuzzi recita:

IN QUESTA CASA
NACQUE IL 24 DICEMBRE 1832
MORI’ IL 28 AGOSTO 1894
FRANCESCO NETTI
ANIMA RADIOSA DI LETTERATO
D’INSIGNE CRITICO D’ARTE
DI GRANDE PITTORE
NELLA SCIA LUMINOSA DEI PITTORI DELL’800
CREO’ CELEBRATE OPERE
CHE
DENTRO ED OLTRE I CONFINI D’ITALIA
ESALTARONO IL GENIO
RENDONO ONORE
AL NOBILE CASATO-AL NATIO SUO COLLE
ALLA PATRIA
……………
I CONCITTADINI
NEL CINQUANTENARIO DELLA SUA MORTE

LA FAMIGLIA NETTI

Nello stesso palazzo sono vissuti i numerosi figli di Nicola Netti: quattro maschi (Francesco Saverio, Luigi, Antonio, Raffaele) e cinque femmine (Mariannina, Lucrezia, Maria, Lucia e Rosa): una famiglia patriarcale molto affiatata e alla quale il nostro artista è rimasto sempre affettivamente legato come dimostrano le lettere e alcune sue opere pittoriche.
Diversi familiari sono protagonisti di riuscitissime pitture del nostro artista; si ricordano:

  • “La crisi”
  • “La sorella Mariannina al pianoforte”
  • “Ritratto del fratello Antonio”
  • “Ritratto della nipote Giuseppina Netti”

Tra queste opere senz’altro la più ammirata è “LA CRISI” ispirato ad una triste vicenda familiare: la moglie del fratello Luigi (che sarà sindaco di Santeramo dal 1889 al 1895 e quindi nel periodo della morte di Francesco Netti) giace ammalata in un letto a baldacchino mentre è vegliata dall’afflitto e sconsolato marito seduto su una poltroncina.
L’opera è del 1887 ed è di proprietà privata.

LA SECONDA PATRIA: NAPOLI

Fin da giovinetto Francesco, prima per motivi di studio poi per motivi professionali e di lavoro trascorre quasi cinquant’anni della sua vita lontano dalla cara famiglia e dal paese di origine.
Nel 1843, a 11 anni, va a Napoli nel collegio “S. Carlo alle Martelle” dei padri scolopi per effettuare gli studi ginnasiali; rimane a Napoli per conseguire ad appena 22 anni la laurea in giurisprudenza, per frequentare le lezioni di pittura presso lo studio del pittore Domenico Morelli e presso l’accademia delle Belle Arti (1855); studia pittura pure a Roma (1856-1859); fa viaggi a Firenze, Torino, Venezia, Padova, Ferrara, Bologna, Ravenna.
L’ amicizia con artisti allora rinomati e frequentatori di Napoli (Giuseppe Bonolis, Tommaso De Vivo, Michele De Napoli, Vincenzo Irolli prima e poi Adriano Cecioni, Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Camillo Miola) lo rendono esperto non solo nell’arte pittorica ma anche nel campo letterario e della critica d’arte tanto da essere incaricato ufficialmente di scrivere articoli e recensioni per conto del neo “Regno d’Italia” su mostre ed esposizioni nazionali ed internazionali.
I suoi numerosi articoli di critica d’arte e recensioni scritti dal 1865 al 1889 sono stati pubblicati in varie riviste dell’epoca e successivamente raccolti, dopo la morte del nostro concittadino, in opere come:

  • SCRITTI VARII- (con prefazione dell’amico Camillo Miola)-TRANI 1895
  • PER L’ARTE ITALIANA – del 1888 ma pubblicato a Trani nel 1895
  • CRITICA D’ARTE- Editore Laterza- Bari- 1938 a cura di Aldo De Rinaldis
  • SCRITTI CRITICI (antologia a cura di Lucio Galante)- De Luca Editore-1980- Roma.
Tra gli scritti meritano un’attenzione particolare le lettere scritte a familiari ed amici che costituiscono un interessante epistolario.
Durante la lunga residenza a Napoli partecipa al movimento artistico denominato “La scuola di Resina” fondato nel 1863 a Napoli da Marco De Gregorio (1829-1876) e che ha avuto come affiliati, tra gli altri, il toscano Adriano Cecioni, il barlettano Giuseppe De Nittis, il napoletano Federico Rossano, Enrico Gaeta e il siciliano Antonino Leto.
Questo gruppo di pittori, molto attivo dal 1863 al 1867 e un po’ meno fino al 1875, si opponeva all’accademismo imperante (Domenico Morelli ne era un rappresentante) ed era orientato a valorizzare lo studio dal vero, la rappresentazione precisa e luminosa del paesaggio urbano, l’osservazione attenta della natura, l’attenzione al paesaggio, la realizzazione di effetti di luce, aspetti che F. Netti farà propri in diverse opere.

IN FRANCIA

Netti è stato pure in Francia (1866-1871) e precisamente a Parigi, Fontainebleau e a Grez : incontra e stringe amicizia con altri artisti (Giuseppe Palizzi e degli aderenti della “Scuola di Barbizon ): si cimenta nella “pittura dal vero” e “en plain air” o all’aria aperta che utilizzerà poi per opere ispirate dalla vita dei campi.
La “Scuola di Barbizon” (dal nome di una località francese) è stata molto attiva tra il 1830 e il 1870 e ha raccolto esponenti del realismo e del romanticismo tra cui Jean-François Millet, John Constable, Théodore Rousseau, Jean-Baptiste Camille Corot: da annotare pure la presenza di Giuseppe De Nittis. (1867-1870).
E’ del periodo francese il celebre quadro del 1870 “FESTA A GREZ” che si può ammirare presso la pinacoteca provinciale di Bari: al centro della scena dei giovani bendati cercano di tagliare il collo ad un’oca appesa ad una fune mentre lateralmente sistemati all’ombra delle case assistono divertiti donne e bambini.
Sono dello stesso periodo le altre opere “Barricate in una strada”, “Orgia e lavoro”, “Dopo il veglione”.

RITORNO A NAPOLI

Nel 1871 Netti ritorna a vivere a Napoli ove continua a frequentare il gruppo della “Scuola di Resina”.
Nel periodo degli scavi archeologici a Pompei ed Ercolano produce dal 1875 al 1877 molti quadri ispirati al mondo antico o pompeiano tra cui:

  • CORO ANTICO CHE ESCE DAL TEMPIO
  • FESTA GRECA
  • CORO GRECO
  • DANZATRICI
  • IL CITARISTA
  • LOTTA DEI GLADIATORI.

IN ORIENTE

Un gradito viaggio-crociera nell’oriente ( luglio 1884) offertogli dall’amico e mecenate Giuseppe Caravita Principe di Sirignano allarga ancora gli orizzonti artistici di Francesco Netti: il fascino del mondo orientale per gli ambienti naturali, architettonici, paesaggistici e umani offre a Netti numerosi spunti per passare a una nuova, intensa e inedita produzione.
Dall’esperienza del viaggio e dai cimeli portati dall’oriente (tappeti, piante, abiti, schizzi e foto oggetti che orneranno i suoi ambienti di lavoro) nascono opere come:

  • VELIERO
  • SUL BOSFORO
  • LA SIESTA
  • RAGAZZA ASSOPITA
  • LE RICAMATRICI LEVANTINE
  • DONNA TURCA

La siesta”, opera del 1884, è sicuramente l’opera più significativa di questo periodo: una giovane donna riposa distesa su un divano: fanno da contorno tappeti e piante orientali che Netti aveva nel suo studio.
Un vero capolavoro il piccolo quadro “Ragazza assopita”: è ritratta una giovane ragazza appunto assopita su un bianco letto: per ammirarlo dobbiamo recarci a Conversano presso il Polo Museale Comunale che dal giugno 2007 raccoglie diverse opere di Francesco Netti donate dalla famiglia Accolti Gil Vitale genealogicamente legata alla famiglia Netti.

Altre opere donate a giugno di quest’anno dalla famiglia Accolti Gil Vitale al comune di Conversano e collocate nel polo Mussale del palazzo comunale sono:

  • LE RICAMATRICI LEVANTINE
  • NUDO DI DONNA
  • NUDO DI DONNA DI SPALLE
  • RITRATTO MULIEBRE
  • LA PRIGIONIERA
  • SUL SAGRATO DELLA CHIESA
  • ANGOLO DI SANTERAMO
  • IL TRAINO
  • MADONNA CON ANGELI
  • e l’arazzo “MADONNA CON SANTI”

TESTIMONE DELL’OTTOCENTO

Hanno ispirato la vena artistica di Netti anche avvenimenti di cronaca, vicende di natura storica, aspetti di vita contemporanea, momenti di vita quotidiana.
Rientrano in questi filoni opere come:

  • UN EPISODIO DEL 15 MAGGIO 1848
  • LA PIOGGIA
  • PROCESSIONE DI PENITENZA
  • DONNA MALATA
  • LA SARTINA
  • DONNA CHE LEGGE
  • LA LETTURA
  • NUDA SUL LETTO
  • GLI AMANTI ASFISSIATI
  • IN CORTE D’ASSISE
  • LA CONVALESCENZA

Fra tutti merita una particolare attenzione la grande tela “IN CORTE D’ASSISE” del 1882: quest’opera è stata eseguita per l’Esposizione nazionale di Roma del 1883; trae spunto da un fatto di cronaca: in un tribunale assistono ad un processo da un palco semicircolare pettegole nobildonne; imputata del processo è una donna che ha fatto assassinare il proprio marito con la complicità del proprio amante. Questa tela richiama per lo stile e l’impostazione alcune opere simili del contemporaneo pittore barlettano Giuseppe De Nittis (Barletta 1846-1884): i due si sono frequentati, tra l’altro, a Napoli e Parigi.
Fa parte della collezione della pinacoteca provinciale di Bari alla quale è pervenuta tramite il fratello Luigi Netti.

SANTERAMO

Un altro filone importante della produzione artistica di Francesco Netti è legato al nostro paese : Santeramo.
Potremmo rileggere una appassionata lettera inviata dal venticinquenne F. Netti al suo maestro di pittura Domenico MORELLI nel lontano 19 luglio 1859 nella quale si lascia andare in espressioni non certo benevoli verso i nostri concittadini.
Non ostante giudizi di età giovanile poco lusinghieri verso i santermani, tuttavia le periodiche permanenze a Santeramo dovute al forte legame con la sua famiglia, la necessità in età avanzata di curare con l’aria salubre del paese natio la salute malferma, l’attenta osservazione della dura vita dei contadini (si conservano fotografie fatte da Netti), l’attenzione per scorci paesaggistici delle nostre brulle campagne e del piccolo paese costituiscono fonti di ispirazione artistica in vari momenti della produzione pittorica e specialmente nell’ultimo periodo quando è avviato verso le nuove tecniche dell’impressionismo.

Ricordiamo le principali opere realizzate a Santeramo e su Santeramo:

  • UN ANGOLO DEL MIO STUDIO
  • I SOLDATINI
  • VECCHIE CASE A SANTERAMO
  • ANGOLO DI SANTERAMO
  • SUL SAGRATO DELLA CHIESA
  • IL CORO DELLA CHIESA MATRICE
  • POZZO IN UN CORTILE
  • CONTADINO CHE CARICA UN TRAINO
  • MASSERIA
  • SULLA VIA DI SANTERAMO
  • IL TRAINO
  • UNA FAMIGLIA SULL’ASINO
  • DONNA CON BAMBINO A CAVALLO
  • L’ABBEVERATOIO
  • SANT’EFFREMO

e la serie eccezionale del “ciclo dei mietitori” del periodo 1890 - 1894:

  • RIPOSO IN MIETITURA
  • IL PASTO DEI MIETITORI
  • LA MESSE.

Questi temi saranno ripresi per il contenuto e per le tecniche dai due artisti santermani che si considerano eredi d’arte e discepoli di Francesco Netti: Bartolomeo Paradiso (1878-1971) ed Hero PARADISO (1912-1994).

La piccola tela “Angolo di Santeramo” riproduce uno scorcio di via s. Eligio vista dal palazzo Colonna; “ Contadino che carica un traino” ricorda il cancello adiacente al palazzo Netti, “Sul sagrato della Chiesa” è quasi un’istantanea fotografica di un momento di vita sul sagrato antistante la chiesa del Convento.
La tela “Sant’Effremo” (del 1892) è l’ultima opera esplicitamente donata da Francesco Netti ai Santermani: doveva arredare la nuova chiesetta della Pietà costruita nel 1889 là dove sorgeva una cappella interrata già intitolata da tempi immemorabili a sant’ Effremo, santo orientale della Siria venerato a Santeramo fin dal tredicesimo secolo: dal 1930 l’opera è presso la pinacoteca provinciale di Bari.
Insuperabili ed eccezionali sono le tele del “ciclo dei mietitori”: le nostre arse campagne, gli affaticati contadini sono oggetto di numerosi studi e di opere non sempre portate a termine per l’improvvisa morte dell’artista avvenuta il 28 agosto del 1894.

Testimonianze della presenza di Francesco Netti a Santeramo oggi sono rappresentate da:

  • il Palazzo Netti in via s. Eligio nel centro storico, già di proprietà della famiglia Netti e ora di diversi privati. Sono conservati quasi intatti il prospetto, alcune stanze, il salone, la scalinata interna, il torrino;
  • opere pittoriche di proprietà privata;
  • la via Francesco Netti che delimita una parte del centro storico;
  • la scuola secondaria di primo grado intitolata allo stesso artista;
  • due masserie già di proprietà della famiglia Netti (una su via per Viglione e una su via per Cassano Murge in contrada Netti);
  • un busto in bronzo opera dello scultore molfettese Filippo CIFARIELLO (1864-1936) dedicato all’artista e collocato sulla scalinata del Palazzo Municipale;
  • il loculo che conserva i resti mortali di Francesco Netti e del padre Nicola nella cappella gentilizia della famiglia De Luca nel nucleo monumentale del cimitero di Santeramo;
  • angoli del nucleo storico di Santeramo e dell’agro santermano.

Le opere pittoriche di Francesco Netti sono collocate presso::

  • Pinacoteca Provinciale, Bari
  • Polo Museale Comunale, Conversano (Ba)
  • Museo san Martino, Napoli
  • Galleria dell’Accademia di Belle Arti, Napoli
  • Ca’ Pesaro, Museo d’Arte Moderna, Venezia
  • Galleria degli Uffici, Firenze
  • Galleria Nazionale d’ Arte Moderna, Roma
  • Museo di Capodimonte, Napoli
  • Museo e Pinacoteca Comunali, Barletta

Altre opere fanno parte di collezioni private a Santeramo, Altamura ( Biblioteca Museo civico e Cattedrale), Bari, Napoli, Milano
Periodicamente si hanno notizie di altri rinvenimenti a Londra, Milano, Napoli.

Raffaele Bongallino

Bibliografia essenziale

  • “Francesco Netti” Ricordi per l’avv.Giuseppe Protomastro- Vecchi Editorie-Trani 1894
  • “Francesco Netti (1832-1894), un intellettuale del Sud”- con catalogo di Christine Farese Sperken-De Luca Editore –Bari 1980.
  • “Francesco Netti-Scritti critici” antologia a cura di Lucio Galante-De Luca editore –Roma 1980.
  • F. C. Greco, M. Picone Petrusa, I. Valente “La pittura napoletana dell’Ottocento”-Tullio Pironti Editore-Napoli 1993.
  • Christine Farese Sperken “NETTI”-Electa Napoli-1996.
  • “Partecipare” mensile di Santeramo dal 1973- articoli vari.

Dalle Linee Programmatiche…
L’anima politica e culturale di queste linee si specchia nel nome più illustre che la nostra Santeramo ha generato: Francesco Netti, non per farne una bandiera, ma per iniziare a dare alla nostra città una precisa identità storica e culturale ben definita; un segno distintivo specifico che dovrà iniziare a caratterizzare sotto il profilo istituzionale un territorio che ha sempre vissuto nel più splendido anonimato culturale, subendo la capacità di penetrazione delle città viciniori sotto molteplici profili. Francesco Netti, quindi, “patrono culturale” di Santeramo, senza nulla togliere all’importanza strategica, anche e soprattutto sotto il profilo spirituale, che l’effettivo Patrono Erasmo ha da sempre in questa nostra Città.



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